L'incontro: Vittoriana Abate

di Annachiara Gravagnuolo

 

 Vittoriana Abate, laureata in giurisprudenza, giornalista salernitana vive dal ’90 a Roma. Dopo varie esperienze televisive locali ha poi fatto il grande salto ed è approdata alla tv di stato dove attualmente è inviata per il noto programma “Porta a Porta”in seconda serata su Rai Uno. Segno zodiacale Ariete si definisce una donna tipica meridionale. Determinata e passionale.

 Come mai si è trasferita a Roma e quando?

 Mi sono trasferita nella capitale dopo la laurea. Allora possedevo la mitica Vespa 125 e l’impatto con la capitale fu molto entusiasmante. Ho sempre desiderato fin da piccola diventare giornalista e dopo aver seguito un corso all’Università con Giordano Bruno Guerri, allora al Corriere della Sera, mi sono accorta che quella era la mia strada.  Sono molto legata a Salerno, la mia città. E’ qui che ho studiato, ho mosso i primi passi da giornalista. E’ qui che vive la mia famiglia, ma per la mia professione le possibilità erano davvero poche, per cui decisi di trasferirmi a Roma e dopo alcune esperienze nelle TV private della capitale, sono approdata in Rai.

 Quali programmi ha condotto?

 Ho lavorato in tutte e tre le reti Rai dal programma di Gigi  Marzullo, i a “Pomeriggio sul due”, programma di approfondimento giornalistico, “Ho bisogno di te, in collaborazione con il TG2, a “Racconti di vita”, in onda su Raitre, per citarne alcuni. Dopo una lunghissima gavetta da nove anni sono inviata del programma Porta a porta con Bruno Vespa. Mi occupo prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria.  I delitti irrisolti, i grandi processi, le inchieste mi appassionano molto.

 Com’è il suo rapporto con Bruno Vespa?

 Ottimo. Abbiamo un bel rapporto di stima e di confronto. Quando hai fatto un buon lavoro non esita a riconoscerlo.  Lavorare accanto ad un grande professionista come lui è stato un vero privilegio.

 Quale puntata le ha dato più emozione?

 Ogni puntata per me è una storia da raccontare. Ancora più coinvolgente se di forte impatto emotivo. Ho parlato di morti ingiuste, tragiche come quelle dei caduti di Nassiriya, del piccolo Tommaso, di Cogne, di Meredith, di Chiara  Poggi, del delitto di via Poma e del terremoto in Abruzzo. Ho provato una forte emozione ultimamente quando ho intervistato il papà e la sorella di un ragazzo di ventidue anni trovato morto sotto le macerie dopo il terremoto del 6 aprile in Abruzzo.

 Lei era lì?

 Sì ed è stato un collegamento in diretta che mi ha molto coinvolto. Al grido “Non ci abbandonate” dei terremotati è partita una grande gara di solidarietà ma anche un impegno forte da parte di noi giornalisti che continua tuttora.

 Altri collegamenti altrettanto sentiti?

 Quelli a Pianura nel periodo dell’emergenza della spazzatura e quando è morta Eluana Englaro. In quel momento da cronista ho riportato, credo con equilibrio, lo scontro emotivo ed ideologico di chi era lì fuori da quella clinica.   Lo scontro tra coloro che erano a favore  dell’eutanasia e quelli che invece si erano schierati a difesa della vita. Due fronti opposti in un momento di grande dolore.  Come giornalista ho il dovere di raccontare i fatti dall’unica prospettiva possibile per un cronista, l’obiettività. Questo nel rispetto del pubblico che merita un’informazione quanto più possibile super partes. 

 Cambierebbe il suo lavoro?

 Ho fatto finora tanti sacrifici, ho una vita privata limitata e senza orari. In questo lavoro conta la propria disponibilità. Se ti svegliano nel cuore della notte devi essere pronta a partire. Il giornalista non è un privilegiato perché non può pianificare il proprio tempo. Spesso è precario ed economicamente non ha molti vantaggi, ma se sceglie questo mestiere lo fa solo per passione.

 Spesso il programma “Porta a Porta”è stato accusato di faziosità, lei che ne pensa?

 Non sono assolutamente d’accordo. Sono accuse che con dati alla mano risultano infondate, in quanto le presenze dei politici in studio sono documentate, per cui non è possibile affermare che ci siano preferenze o favoritismi. I politici sono invitati tutti e a turno. La dimostrazione che non esiste faziosità ma un equilibrio, mi permetto di dire perfetto, è evidente non solo dalla presenza di tutti gli schieramenti politici, ma anche dal fatto che non ci è mai stata una dichiarazione sulla mancanza di obiettività nelle trasmissioni da parte dei politici che sono intervenuti. La rappresentazione di tutte le parti in causa, è un criterio sempre presente comunque in tutta la programmazione, dalla politica alla cronaca, al costume.

 Ultimamente è venuto il Prèmier Berlusconi in studio per smentire alcune voci su di lui, com’è andata?

 Penso che il Premier abbia sentito la necessità di rispondere agli attacchi rivolti in quei giorni, raccontando com’erano andati i fatti.  Attacchi giusti o sbagliati non sta a me giudicare. In studio erano presenti tre giornalisti di diversa connotazione ideologica

 Crede che l’informazione adesso sia “imbavagliata”?

 No. E la recente campagna elettorale lo dimostra.

 Le piacerebbe scendere direttamente in politica?

 Non esclude niente.  Mi piace molto la politica.  Mi rattrista però il fatto che ogni volta che una donna emerge nel campo professionale in genere, soprattutto se gradevole di aspetto, è sempre oggetto di pregiudizi, in particolare se appartiene al mondo dello spettacolo.

 Qual è il suo sogno nel cassetto?

 Dopo tanti anni di esperienza come inviata mi piacerebbe avere un programma tutto mio. Le racconto una cosa particolare: ho conservato alcune paia di scarpe che, da come sono ridotte, danno la misura di quanta strada abbia fatto. Ho trascorso giornate intere davanti alle Procure, alle carceri, nei tribunali, e nei luoghi più disparati.  A volte cerco quelle scarpe per ricordarmi tutta la gavetta fatta.

 Progetti futuri?

 Condurrò a Maiori la serata finale del 24 luglio del premio letterario Comete e sarò anche nella giuria del premio giornalistico. Interverranno nomi importanti come Mauro Mazza, Franco Di Mare, Salvo Sottile, Cesare  Lanza, Roberto Arditti, Alessandro Meluzzi. L’anno scorso fui premiata con il premio “E’ quasi libro” e sa una cosa? Mi ha portato una grande fortuna nel senso che sto scrivendo un libro che dovrebbe uscire contestualmente alla fine di un noto caso giornalistico.